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Verso un pensiero pacifista Il mondo sottosopra di Dario La Mendola - 15/11/2015

I geografi arabi erano soliti rappresentare, nelle loro carte, il sud in alto. Questa scelta faceva riferimento a una regola della cartografia iranica. Se incontrassimo una cartina geografica araba, dunque, osserveremmo tutto sottosopra. Una delle rappresentazioni più celebri della nostra isola appartiene al geografo Idrîsi. L'uomo illustra, con grande perfezione, l'isola dalle tre valli citando dettagliatamente i luoghi; e trascura quanto appartiene, invece, al resto della Penisola, in cui le informazioni diventano più confuse.

La Sicilia era, per gli arabi del tempo, una felice terra nel punto mediano di un impero bagnato da due oceani, l'Indiano e l'Atlantico; e la chiamavano qilîm al-maghrib, ovvero "provincia occidentale". Il più importante viaggiatore del X secolo, al-Muqaddasî, disse di Isqilliyya, cioè della Sicilia, che essa fosse un'isola colma di doni; e che Agrigento, Jirjant, era una città di mare circondata da mura, ricca di acqua, in cui si beve grazie ai pozzi. Dagli scritti di al-Muqaddasî si evince che egli fosse innamorato della Sicilia, tanto da ritenerla una logica continuità dell'impero.

Innamoratissimo ne fu sicuramente il poeta Ibn Hamdîs, che cantò la Sicilia del secolo XI con dolore, precisamente con il dolore di chi sta perdendo ciò che ha di più caro (la propria patria), assistendo alla presa normanna. Sì, tutte le storie sono storie di potere. Anche se il rivestimento che a esse si suole dare è, spesso, di una morbidezza tale da confondere il vero senso. E se la geopolitica di oggi dovesse essere riconsiderata alla maniera della cartografia iranica?

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